Il Campidoglio si mette in contrasto con le leggi nazionali e comunitarie

di Piero Marrazzo
Prendo atto che l’amministrazione comunale di Roma rinuncia a raggiungere gli obiettivi di raccolta differenziata posti dal piano commissariale sui rifiuti, approvato soltanto a giugno dal Governo e dal dipartimento nazionale di Protezione civile, e verso il quale anche il sindaco aveva usato parole di approvazione.
Vorrei fare presente che dire che Roma raggiungerà il 30% nel 2013 pone la Capitale non soltanto fuori dalla programmazione regionale, ma la mette in condizione di violare quanto stabilito dalle leggi dello Stato e dalle normative della Comunità europea.
Desta tra l’altro stupore veder definiti “fantasie pericolose” gli obiettivi che tante altre città, in Italia, in Europa e oltreoceano sono riuscite a raggiungere, e soprattutto i livelli di raccolta differenziata fissati non dalla Regione Lazio, ma – lo sottolineo – dal Governo e dalla Comunità europea.
Nessuno finora si è rifiutato di ragionare, ma di fronte a una effettiva rinuncia a perseguire gli obiettivi la Regione è garante verso il Governo e in sede comunitaria.
Siamo disponibili anche a rivedere le procedure che potranno portare la Regione ad aiutare i Comuni che non riescono a far fronte con le proprie risorse a questa sfida, ma non possiamo accettare che ci si dica che si vuole aumentare la differenziata del 10% nell’arco dei prossimi 5 anni.
Che la modalità di raccolta stradale multimateriale possa essere un ostacolo per un aumento cospicuo della raccolta differenziata pare abbastanza evidente, ma che non si faccia nulla per cambiare questo sistema, a parte le sperimentazioni di porta a porta che proprio la Regione ha finanziato, è una scelta controcorrente nel momento in cui tutte le amministrazioni europee ed extraeuropee stanno facendo il massimo per investire sulla tutela ambientale.
I nuovi impianti di chiusura del ciclo non sono previsti dal piano, che pure li ha più che raddoppiati rispetto a quelli esistenti nel 2005, e finché rimarranno in vigore le attuali regole locali, nazionali e comunitarie non è previsto che ne servano di più.
Ricordiamo infine che l’impianto di proprietà pubblica al servizio di Roma è una soluzione già realizzabile nel Lazio con l’impiantistica ad oggi autorizzata, senza ricorrere alla costruzione di nuovi termovalorizzatori. Come farlo pare abbastanza evidente e non credo ci sia bisogno di scendere nei dettagli.
A chi non avesse ancora preso in considerazione questa eventualità facciamo infine presente che la Regione, oltre al compito di sorvegliare il raggiungimento degli obiettivi da parte di tutti gli enti locali, su questi argomenti può arrivare in casi estremi fino al loro commissariamento.








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